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Windows 10 fine supporto: cosa deve fare la tua azienda

4 agosto 2026 · 5 min di lettura

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha chiuso il supporto ordinario di Windows 10: niente più aggiornamenti di sicurezza gratuiti, correzioni o assistenza. È passato un anno, e il 13 ottobre 2026 è scaduto anche il primo anno degli aggiornamenti estesi a pagamento per le aziende. Eppure a settembre 2026, secondo StatCounter, Windows 10 generava ancora il 28,6% del traffico web dei PC Windows in Italia. I PC continuano ad accendersi e a funzionare, ma ogni vulnerabilità scoperta da qui in avanti resta aperta per chi non ha un piano. Cosa conviene fare adesso, senza allarmismi e senza spese inutili, dipende da quanti PC hai e da cosa ci gira sopra.

Cosa vuol dire, un anno dopo

Un sistema operativo senza aggiornamenti di sicurezza diventa col tempo il punto più debole della rete. Ransomware e attacchi sfruttano proprio le falle non corrette, e più passano i mesi più un PC fermo a Windows 10 diventa una porta aperta. A questo si aggiungono problemi più quotidiani: software e gestionali che smettono di garantire la compatibilità, periferiche nuove senza driver, e il tema della conformità, perché assicurazioni, clienti e normative come la NIS2 danno per scontato che tu usi sistemi supportati.

C'è un dettaglio che confonde molti. Le app di Microsoft 365, cioè Word, Excel e Outlook, continueranno a ricevere aggiornamenti di sicurezza su Windows 10 fino al 10 ottobre 2028, ma non ricevono più nuove funzioni. Il fatto che Office si aggiorni non significa che il computer sia protetto: il sistema operativo sotto resta scoperto.

Quanto costa adesso l'ESU per le aziende

Per chi non può migrare subito, Microsoft vende gli Extended Security Updates, aggiornamenti di sola sicurezza per dispositivo, fino a un massimo di tre anni. Il prezzo raddoppia ogni anno: 61 dollari per PC il primo anno, scaduto il 13 ottobre 2026, 122 dollari il secondo, che copre fino al 12 ottobre 2027, e 244 dollari il terzo, fino al 10 ottobre 2028. E sono cumulativi: chi si iscrive solo adesso deve pagare anche il primo anno, quindi 183 dollari per PC per arrivare a ottobre 2027. Tre anni di ESU sommati fanno 427 dollari a computer, una cifra che si avvicina al prezzo di un PC nuovo di fascia base.

Ci sono due casi in cui costa meno. I PC gestiti in cloud con Microsoft Intune o Windows Autopatch hanno avuto un prezzo ridotto, e chi usa Windows 365 o Azure Virtual Desktop riceve gli aggiornamenti estesi senza costi aggiuntivi. Per un piccolo ufficio, però, il messaggio di Microsoft è chiaro: l'ESU è un ponte per prendere tempo, non un modo per restare su Windows 10.

E l'ESU gratuito per i privati?

Qui serve attenzione. Per i privati Microsoft ha esteso il programma fino al 12 ottobre 2027, e nello Spazio economico europeo l'iscrizione è gratuita, purché si acceda con un account Microsoft almeno ogni 60 giorni. La tentazione, per chi ha in ufficio qualche PC con Windows 10 Home, è usare questa strada anche per il lavoro. Microsoft però lo esclude in modo esplicito: il programma per i consumatori non può essere usato in ambito commerciale. Per i PC aziendali le strade restano l'ESU commerciale o la migrazione.

Le opzioni, in ordine di buon senso

La prima strada è aggiornare a Windows 11 i PC compatibili. I requisiti non sono cambiati: chip TPM 2.0, avvio protetto, almeno 4 GB di RAM e 64 GB di spazio. Se il computer li soddisfa, l'aggiornamento è gratuito ed è la soluzione più lineare, con la preparazione che descriviamo nella guida su come migrare a Windows 11 senza fermare l'azienda.

La seconda è sostituire i PC troppo vecchi, con un piano a budget invece che di corsa dopo un guasto. La terza è attivare l'ESU solo dove serve davvero, per esempio sulla macchina legata a un software di produzione che non si può cambiare subito. La quarta, per casi particolari come una postazione che deve far girare un programma vecchio, è isolarla dalla rete o spostare quel lavoro su un PC virtuale in cloud. Tutte queste scelte vanno fatte sapendo dove sono i dati: prima di toccare qualsiasi computer, un backup verificato è d'obbligo.

Il piano in quattro passi

Il lavoro che facciamo nelle aziende segue quasi sempre lo stesso schema. Si parte dall'inventario: quanti PC ci sono, con quale sistema, quali programmi usano e chi li usa. Poi si verifica la compatibilità con Windows 11, macchina per macchina. Si decide cosa aggiornare, cosa sostituire e cosa coprire temporaneamente con l'ESU, con priorità e budget chiari. Infine si migra un gruppo di PC alla volta, dopo aver salvato i dati e provato i programmi critici, così l'ufficio non si ferma mai del tutto.

Un consiglio pratico: non aspettare la scadenza del secondo anno. A ottobre 2027 il costo dell'ESU raddoppia ancora, e pianificare adesso costa sempre meno che rincorrere una scadenza.

Il nostro modo di gestirlo

Facciamo l'inventario dei tuoi PC, ti diciamo quali sono compatibili, quali vanno sostituiti e quali conviene coprire con l'ESU, e costruiamo un piano di migrazione ordinato con priorità e costi scritti. Poi ci occupiamo del passaggio dei dati, della configurazione e della messa in sicurezza delle postazioni, come facciamo nell'assistenza informatica per le aziende di Padova e provincia. L'obiettivo è chiudere la transizione senza fretta e senza lasciare computer scoperti.

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